Attrezzi del contadino    

Una vasta esposizione è dedicata agli attrezzi di uso quotidiano: vanghe, zappe, badili e picconi per lavorare la terra; feri da segare (falci) completi di prìe (pietra da affilare), coari (portacote ricavati da un corno di bue cavo), piante (piccole incudini su cui si batte la lama della falce, per rinnovarne il taglio) e forche e rastrelli per la fienagione; seghéti (falci messorie), dojari (correggiati) per “battere” il grano, crivelli; menare, maje e péndole (scuri, mazze e cunei) per il taglio del bosco. Nella cantina troviamo macchine per machinare l’uva, lóre (pevere) per imbottare il vino, botti, torchi per comprimere le vinacce.
Gli attrezzi più semplici, in legno, erano costruiti da un artigiano locale, il marangon (falegname), ma più sovente dal contadino stesso, che nella scelta del legno e nella sua lavorazione si avvaleva di un’esperienza acquisita attraverso generazioni di antenati che avevano costruito e usato attrezzi simili per centinaia d’anni, come documentano i numerosi inventari redatti dai notai in occasione di divisioni o eredità. La parte in ferro veniva invece acquistata alla fiera della Madonna a Lonigo (25 marzo) o a quella di S. Caterina a Barbarano (25 novembre).
Di questi attrezzi, usati e conservati con cura, alcuni sono ancora utilizzati, altri hanno perso la loro funzione, sostituiti da nuovi strumenti o da nuove tecnologie, altri ancora sono stati modificati per l’avvento di nuovi materiali.

 

 

 

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